Odetta Siciliano  

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Nella parte meridionale della Puglia troviamo il SALENTO, la terra dei “due mari“ ricca di storia, cultura, enogastronomia e splendida natura; ancora più a sud-est, la così denominata “De Finibus Terrae” che termina a Capo Santa Maria di Leuca, dove i due mari, lo Ionio e l’Adriatico si mescolano, generando un incrocio di culture, che dai tempi più remoti hanno segnato la storia e lo sviluppo dei popoli di questa terra. Per esplorare questa parte di Salento, sono necessari due elementi: il primo è il gusto per le cose belle e saporite; il secondo è la sete di conoscenze e la predisposizione ad affrontare un viaggio gradevole, dove anche i diversi dialetti parlati, rappresentano una delle tante sfumature legate alla cultura della terra dei “Due Mari”. A Castro, nella grotta “Romanelli”, sono presenti antichissime pitture e graffiti murari che rappresentano scene di caccia e di vita quotidiana di popoli dell’era preistorica. Nell’età del Bronzo, il Salento fu abitato da popolazioni indoeuropee, provenienti dalle Alpi; a testimonianza del loro passaggio, restano i numerosi Dolmen e i Menhir ancora oggi visibili in molti centri.

Molta importanza ebbe per lo sviluppo del territorio il popolo dei Messapi, ancora oggi avvolto da un fitto alone di mistero. La loro presenza nell’area viene segnalata a partire dal V secolo a. C.; essi giunsero con molta probabilità dall’Epiro e dall’Illiria e diedero vita ad una forma di civiltà molto avanzata dedicandosi all’agricoltura, all’allevamento dei cavalli ed all’artigianato della ceramica. Tra Lecce e Santa Maria di Leuca sono censiti sette centri messapici, quelli più significativi hanno sede a Vaste di Poggiardo dove sono stati rinvenuti alcuni depositi funerari, tesoretti in argento e oggetti di produzione greca.

In tempi successivi, il Salento, data la posizione strategica nel Mediterraneo e per questo motivo definita Porta d’Oriente, fu preda di numerose scorrerie di bande di pirati saraceni che saccheggiarono e uccisero in ogni dove, esempio eclatante è l’ eccidio di 800 abitanti della città di Otranto che non vollero piegarsi alle orde di Achmed Gedik e rifiutarono la conversione alla fede dell’Islam, in conseguenza di ciò 800 otrantini furono condannati alla pena capitale. Oggi i martiri di Otranto sono stati Beatificati dalla chiesa cattolica e sono un simbolo di fedeltà estrema all’insegnamento del Vangelo, per il mondo intero.

A partire dal ‘500, sotto il regno di Caro V, sono state costruite molte torri di avvistamento costiero, lungo la penisola dei due mari, per proteggere l’entroterra delle incursioni dei saraceni. Alcune di queste oggi sono ancora integre al loro posto, come soldati fedeli alla ”consegna”, da sempre vigili su tutte le vicissitudini delle genti di mare.

Capitolo a parte merita il “Barocco” dove l’ interprete  è la pietra leccese, che ha consentito la realizzazione di veri e propri ricami scolpiti nella pietra; edifici religiosi, palazzi nella città e nei paesini di tutto il Salento. La città di Lecce è la capitale del Barocco. La presenza di popoli diversi sul territorio ha reso la provincia di Lecce una zona multietnica, dove i monumenti barocchi convivono con quelli messapici, romani ed arabi.

Le coste del Salento presentano volti diversi: sottili arenili sabbiosi si alternano a scogliere scoscese ai cui piedi si aprono grotte e accoglienti calette (vedere la costa che da Otranto, porta d’ Oriente in Europa e Santa Maria di Leuca, finestra sul Mediterraneo). Percorrendo la litoranea salentina si possono ammirare gli olivi impiantati in nicchie nel suolo. Siepi spinosissime, colorate di rosso e di giallo nel periodo tardo estivo vivacizzano i paesi più aridi. Percorrendo le strade della provincia di Lecce troviamo diversi Menhir (o pietrefitte ) e Dolmen.

Particolarmente spettacolari sono le feste patronali ed in queste occasioni si incontra il Salento più autentico. Alcune feste sono caratterizzate dalla presenza di tamburelli e di nastrini colorati, simboli del tarantismo (a Torre Paduli, periferia di Ruffano ogni anno si ritrovano i migliori tamburellisti della zona, dove danzatori eseguono una sorta di duello danzato. La musica che accompagna lo scontro è la pizzica. Nelle feste patronali si scopre una cultura alimentare unica: i dolci come i fruttoni, i mostaccioli, la copeta (torrone di mandorle e zucchero); i turcinelli (involtini di agnello) e le monaceddhe (lumache  con la panna).

 Il Salento, splendida provincia solare, ricca di cultura e di tradizioni, terra di conquista, estremo lembo d’Italia e preludio d’Oriente. La sua storia incisa nel territorio come per non volerne scordare più tutto il suo passato eroico e battagliero. Dalle grotte marine e terrestri alla archeologia dei Messapi, i primi ad abitare queste terre: dai Dolmen, i Menhir e le Specchie alla civiltà romana; dalla arte medievale a quella rinascimentale, con le torri costiere e le masserie fortificate, con i tantissimi castelli disseminati un po’ ovunque, fino all’esplosione architettonica del Barocco Leccese. Musei, chiese, cattedrali, ed ancora cripte, mura preistoriche e fossati….Salento da scoprire, tutto da visitare.

I DOLMEN, sono piccole camere a pianta rettangolare, formati da più pilastri sorreggenti un lastrone di copertura. Sono privi di scritture e quasi informi, venivano usati per seppellire defunti. I più importanti si trovano nel territorio di Giurdignano, Minervino di Lecce e Melendugno, ma sono presenti in tutta la parte “orientale” della provincia. Elemento comune a tutti è l’ingresso: rivolto ad Oriente.

I MENHIR, sono lunghi parallelepipedi a base rettangolare, conflitti al suolo, quasi sempre nella roccia. Alti circa 4 metri hanno fatto sorgere agli studiosi molti dubbi sulla loro destinazione, anche se l’opinione più comune li associa a pratiche religiose ed all’adorazione del sole. Anch’essi si trovano disseminati in tutta la parte “orientale” del territorio salentino.

LE PAJARE, (o TRULLI) sono grandi cumuli di pietre informi, alti fino a 10 metri con una base circolare e spesso di forma ellissoidale. Sparsi sulle colline e negli altipiani e comunque in prossimità del mare. Rappresentano ruderi di costruzioni primitive a scopo di difesa o abitativa come i più recenti trulli salentini ed i nuraghi sardi.

I CASTELLI, quasi tutti del periodo rinascimentale (XV e XVI), conservano ancora un’area eroica e una memoria ricca di passioni, di tradimenti e di battaglie. Da sempre in difesa di un popolo martoriato dalle continue invasioni ad opere di Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Saraceni … rappresentano oggi una fantastica meta turistica. Poderosi puntoni angolari a lancia, torrioni circolari, austeri portoni d’accesso, portali preziosamente decorati ed ancora fossati, baluardi ed affascinanti cortili si presentano al visitatore in tutto il loro splendore, che dura nei secoli in una dura sfida col tempo e con l’incuria dell’uomo. Nel Salento si trovano nei centri abitati, nelle campagne e vicino al mare. Tra essi ricordiamo il Castello Carlo V di Lecce e quello della città fortificata di Acaja (Vernole), massime espressioni dell’architettura militare del 500; il Castello di Copertino, con un annessa cripta paleocristiana; il suggestivo Castello di Gallipoli, che ingloba fortificazione bizantina e fondazione angioina, con il Rivellino del 1522; il Castello di Corigliano d’Otranto, sintesi suprema di funzionalità militare e di bellezza artistica; il Castello di Castro, vigile sentinella sul mare che domina il canale d’Otranto ed ancora i maestosi, e non meno belli i castelli di Aquarica del Capo, Alessano, Casarano, Galatone, Palmariggi, Vaste, Presicce, Tricase, Specchia, Salve e Sanarica.

IL BAROCCO LECCESE. Ad arricchire il già vasto patrimonio culturale ed architettonico del Salento troviamo i luoghi sacri: Chiese, Santuari e Cattedrali. Dal basso Medioevo al periodo umanistico-rinascimentale, si assiste alla più alta drammatizzazione della fede per l’arte, che raggiunge il suo apice nella straordinaria bizzarria architettonica della città di Lecce, capitale mondiale del Barocco.