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OTRANTO E LA SUA STORIA
Una particolare attenzione merita
OTRANTO, che ha conservato e coltivato nei secoli, un suo mito che nasce
dalla storia, il mito della sua identità forte e fattiva. Il mito che
nasce dalla storia è quello dei suoi martiri, dei concittadini che nel
1480, aggrediti da forze nemiche difesero fede e patria col sacrificio
della vita conquistando non solo vasta fama nelle cronache del tempo, ma
soprattutto imprimendo la memoria del loro “martirio “ nella tradizione
del loro popolo che, giustamente, ogni anno li celebra e ne rinnova il
ricordo. Si sbaglierebbe, però, a credere Otranto adagiata sul proprio
mito. Non è città che viva di rendita e i suoi abitanti si sono
variamente attivati per conservarle quella vivacità che è nel suo
carattere e per rafforzarla immettendo in una stabile situazione
elementi di crescita e di rinnovamento. Maestosa nella vigoria delle sue
strutture murarie, del suo imponente castello che domina le acque;
severa nella facciata austera della sua cattedrale; fantasiosa nelle sue
stradine in cui negozi e piccoli ristoranti si aprono invitando a cose
diverse e diversamente attraenti; civettuola nei suoi balconi fioriti;
festosa nelle sue spiagge e nelle sue vie percorse da una piccola folla
variopinta; esigente nel suo decoro che non immusonisce: questa è
Otranto. La città ha piccoli e grandi gioielli da offrire alla curiosità
del visitatore , dalla chiesetta bizantina di San Pietro al grande
mosaico di Pantaleone, manufatto straordinario che fonde miti e leggende
testi sacri e profani, figure lontane nel tempo e la storia dell’umanità
(Adamo ed Eva Alessandro e Artù)
LA
CATTEDRALE
Fondata nel 1080, la cattedrale è
dedicata all’ Assunta. Il portale è barocco, ma il bellissimo rosone
che lo sovrasta, fine ricamo tardo gotico che disegna una raggiera,
riconduce al carattere di semplicità della facciata romanica.
Danneggiata durante l’ assalto turco alla città, la chiesa venne in
parte rifatta dopo il 1481. L’ interno, luminoso e solenne, è a tre
navate, a croce latina . Il colonnato d’ impianto classico sostiene il
pregevole soffitto a cassettoni in legno dorato (1693 ) di stile
moresco, che nasconde l’ originale tetto a capriate. In fondo alla
navata di destra dietro un cancello di ferro ed ottone è situata la
Cappella dei Martiri a pianta ottagonale , con stucchi e dorature e con
una decorazione di fregi barocchi. Dietro l’ altare in alto campeggia
lo stemma degli aragonesi. Nelle sette grandi teche di vetro sono
custodite le reliquie dei Martiri, tributo d’ onore della città agli 800
idruntini che, nel 1480 furono trucidati per non aver voluto rinnegare
la propria fede. Nell’ altare dietro un alastra di vetro, c’è un grosso
cippo di pietra che ,secondo la tradizione fu usato per il martirio.
E’ tra le più
grandi cattedrali romaniche pugliesi.
IL MOSAICO
DI PANTALEONE
Di straordinaria importanza storica
e di grande suggestione fantastica, oltre per il suo essere
testimonianza di una grande cultura, e il mosaico pavimentale
raffigurante l’Albero della vita. Opera del monaco brasiliano
Pantaleone, fu realizzato dal 1163 al 1165. L’ Albero sorretto da due
elefanti; sui suoi rami sono distribuite figurazioni allegoriche che
compendiano la storia della umanità. Vi concorrono testi sacri,
mitologie classiche, epica medievale in un insieme in cui elementi
cristiani e pagani, religiosi e laici, si incontrano e si integrano
mirabilmente.
Il mosaico misura circa 800 mq di
superficie. Procedendo all’ opera di consolidamento del manufatto, si è
scoperto un preesistente mosaico tardo-romano (IV sec. ), oggi custodito
nel Museo Diocesano ubicato nella piazza della cattedrale
LA CRIPTA
Si trova sotto la cattedrale, in
corrispondenza con il transetto. Non ha struttura ipogea ed è stata
realizzata sfruttando la pendenza del terreno. Non è databile la sua
realizzazione . Suddivisa in cinque navate ha quarantadue colonne
monolitiche, di marmi diversi, sormontate da capitelli differenti.
Nell’abside centrale interessanti l’affresco bizantineggiante della
vergine con il Bambino ( sec. XI e XII ) e quello che raffigurava San
Francesco e risale al 500.
Una curiosità è costituita dal
conte delle colonne: 72 se si contano anche quelle addossate
alle pareti laterali. L’ambiente richiama, in scala ridotta, quello
della Moschea di Cordova.
CHIESETTA BIZANTINA DI SAN PIETRO
Questo luogo di culto, come altre
vestigia della città, dice che Otranto è da sempre luogo di frontiera e
incrocio di culture. Un poeta Salentino Vittorio Budini ha scritto,
riferendosi al Salento e pensando anche a Otranto: “Qui c’ erano
accademie / e monaci sapientissimi……”; i monaci italo-greci. La
chiesetta di san Pietro, per la sua struttura è il più espressivo
esempio di arte bizantina in Puglia Fu edificata fra il IX e il X
secolo con pianta a croce greca iscritta in un quadrato. Le tre piccole
navate terminano in absidi semicircolari e conservano numerosi affreschi
di periodi diversi di scuola italo-greca con scene della vita di Cristo,
figure degli Apostoli di alcuni Santi e della Vergine. Alcuni affreschi
recano iscrizioni greche.
San Pietro sarebbe sbarcato ad
Otranto, secondo una tradizione antica, venendo da Antiochia ed avrebbe
addirittura battezzato in questa chiesa.
ABBAZZIA DI SAN NICOLA DI CASOLE
Attraverso i monaci brasiliani di
Casole, Otranto il tratto di unione tra Roma e la Chiesa orientale fino
al Concilio di Firenze (1439 ). Oggi del monastero di San Nicola, un
tempo febbrile centro culturale di letteratura e di arte non restano che
ruderi informi. Del grandioso monumento si possono ancora ammirare solo
le Colonne multiple che dovevano sostenere un grandioso arco ed un
pozzo. I testi profani e sacri sono conservati nelle più grandi ed
importanti biblioteche del mondo.
CHIESA DI SAN FRANCESCO
Costruita
sul colle della Minerva, ex convento dei parlotti, fu eretto quando
Alfonso II d’ Aragona liberò Otranto dai Turchi nel 1481 e fu dedicata
a San Francesco di Paola che aveva predetto la distruzione di Otranto
con sei mesi di anticipo.
TORRE DEL SERPE
Sorge poco lontana dal colle della
Minerva, rappresentata sullo stemma di Otranto;ciò che rimane oggi sono
solo i resti delle comuni torri di riviera che furono costruite
soprattutto da Carlo V, come punto di vedetta per le incursioni nemiche. |